In breve
- La tredicesima, o gratifica natalizia, è una retribuzione differita: matura mese per mese durante l’anno e generalmente si paga in un’unica soluzione con lo stipendio di dicembre, ma si può corrispondere anche il rateo mensilmente in busta paga.
- Spetta a tutti i lavoratori dipendenti, privati e pubblici, compresi apprendisti, part-time e domestici; non spetta a collaboratori, tirocinanti e autonomi.
- Si calcola sulla retribuzione globale di fatto divisa per 12 e moltiplicata per i mesi maturati; la frazione di almeno 15 giorni vale di norma come mese intero, ma il criterio esatto è quello del CCNL applicato.
- Non matura solo sui mesi “lavorati”: matura anche in ferie, malattia e infortunio entro il comporto, congedo di maternità e, dal 13 agosto 2022, congedo parentale.
- Non matura in aspettativa non retribuita, assenze ingiustificate, sciopero; nel congedo straordinario per assistenza a familiari disabili non matura perché il rateo è già compreso nell’indennità; per le ore di cassa integrazione il rateo non è a carico dell’azienda.
- Il netto è più basso di uno stipendio ordinario perché sulla tredicesima non si applicano le detrazioni IRPEF, già ripartite sulle dodici mensilità.
A dicembre la tredicesima arriva in busta paga, ma il suo importo si costruisce durante tutto l’anno. La formula è nota: retribuzione mensile divisa per dodici, moltiplicata per i mesi maturati. Le differenze, però, stanno nei dettagli: quali voci entrano nel calcolo, quando una frazione di mese conta, quali assenze la riducono e quali no. Ecco come funziona la tredicesima, con esempi pratici e le regole da conoscere per dipendenti e aziende.
Cos’è e da dove nasce
La tredicesima mensilità, chiamata anche gratifica natalizia, è una somma aggiuntiva che il datore di lavoro corrisponde una volta l’anno, in occasione delle festività natalizie. Non è un regalo né un premio: è retribuzione differita, cioè una quota di stipendio che matura ogni mese e viene pagata, generalmente, tutta insieme a fine anno oppure, in alternativa, mese per mese con il rateo in busta paga.
Nasce dalla contrattazione collettiva: introdotta per gli impiegati dell’industria, è stata estesa agli operai dall’accordo interconfederale del 27 ottobre 1946, reso efficace erga omnes dal D.P.R. n. 1070/1960. Oggi la disciplina di dettaglio (base di calcolo, frazioni di mese, data di pagamento) è affidata ai singoli CCNL: per questo, prima di fare i conti, si parte sempre dal contratto applicato.
Chi ne ha diritto
| Lavoratore | Tredicesima |
|---|---|
| Dipendente a tempo indeterminato o determinato | Sì, per i mesi maturati nell’anno |
| Apprendista | Sì, calcolata sulla sua retribuzione |
| Part-time | Sì, riproporzionata alla ridotta entità della prestazione (art. 7, D.Lgs. 81/2015) |
| Intermittente | Sì, riproporzionata in ragione della prestazione effettivamente eseguita (art. 17, D.Lgs. 81/2015) |
| Domestico (colf, badanti, babysitter) | Sì, secondo il CCNL del lavoro domestico; con più datori, ciascuno paga la propria quota |
| Dipendente pubblico | Sì, con le regole dei contratti di comparto |
| Collaboratore coordinato e continuativo, tirocinante, lavoratore autonomo | No: non c’è un rapporto di lavoro subordinato |
Come si calcola
La formula di base è semplice:
Tredicesima = retribuzione globale di fatto mensile / 12 x mesi maturati nell’anno
Il periodo di maturazione va da gennaio a dicembre. Le difficoltà stanno nei tre elementi della formula.
La base di calcolo. Di regola si prende la retribuzione globale di fatto: tutti gli elementi fissi e continuativi della busta paga, non soltanto il minimo tabellare. Il CCNL applicato può ampliare o restringere il perimetro, ma lo schema tipico è questo:
| Entra nella base | Di norma resta fuori |
|---|---|
| Minimo tabellare, contingenza ed EDR | Straordinario occasionale |
| Scatti di anzianità | Rimborsi spese e trasferte |
| Superminimo individuale, assorbibile o non assorbibile | Premi di risultato e importi una tantum |
| Indennità fisse e continuative previste dal CCNL o dal contratto individuale | Compensi legati alla presenza effettiva o a eventi occasionali |
Di regola la base è la retribuzione in atto al momento del pagamento: un passaggio di livello o un aumento da rinnovo contrattuale in corso d’anno si riflette sull’intera tredicesima. Le variazioni di orario, invece, si gestiscono per periodi: chi passa da part-time a tempo pieno a luglio matura i primi ratei sulla retribuzione ridotta e gli altri su quella piena.
Le frazioni di mese. Di norma i CCNL considerano mese intero la frazione di almeno 15 giorni di calendario e ignorano quella inferiore; alcuni contratti richiedono invece di superare i 15 giorni. È il dettaglio che decide l’ultimo rateo di chi viene assunto o cessa a metà mese, e va letto nel CCNL applicato.
Gli operai pagati a ore. Dove la retribuzione è oraria, la mensilità si ricostruisce moltiplicando la paga oraria per il divisore contrattuale, ad esempio 173 ore nell’industria metalmeccanica.
Esempi di calcolo
Retribuzione globale di fatto di 1.800 euro lordi mensili (rateo mensile 150 euro), CCNL che considera mese intero la frazione di almeno 15 giorni:
| Situazione | Mesi maturati | Tredicesima lorda |
|---|---|---|
| In forza tutto l’anno | 12 | 1.800 euro |
| Assunto il 10 luglio (22 giorni a luglio: il mese conta) | 6 | 900 euro |
| Assunto il 20 luglio (12 giorni a luglio: il mese non conta) | 5 | 750 euro |
| Tutto l’anno, con 3 mesi di aspettativa non retribuita | 9 | 1.350 euro |
| Tutto l’anno, con 5 mesi di congedo di maternità | 12 | 1.800 euro, di cui 600 già pagati dall’INPS nell’indennità (80% di 5 ratei) e 1.200 a carico dell’azienda a dicembre |
Otto giorni di differenza nella data di assunzione valgono, in questo esempio, 150 euro di tredicesima: chi programma inserimenti a cavallo del 15 del mese farebbe bene a saperlo.
Le assenze: quando la tredicesima matura e chi la paga
Il punto più frainteso è proprio questo: la tredicesima non matura soltanto sui mesi di lavoro effettivo. Matura in tutti i periodi che la legge o il CCNL considerano utili, mentre si riduce solo per le assenze che sospendono il rapporto senza retribuzione. Quando una parte del periodo è indennizzata da un ente, il rateo è spesso già compreso nell’indennità, perché questa si calcola su una retribuzione che include le mensilità aggiuntive: l’azienda, allora, paga la differenza.
| Assenza | La tredicesima matura? | Chi la paga |
|---|---|---|
| Ferie, festività, permessi retribuiti | Sì | Azienda |
| Malattia e infortunio | Sì, entro il periodo di comporto | Azienda, tenendo conto della quota già compresa nell’indennità INPS o INAIL e delle integrazioni previste dal CCNL |
| Congedo di maternità e paternità obbligatori | Sì: i periodi valgono a tutti gli effetti, tredicesima compresa (art. 22, c. 3, D.Lgs. 151/2001) | INPS per l’80% compreso nell’indennità; azienda per la differenza, di norma il 20%, salvo integrazione del CCNL |
| Congedo parentale | Sì, dal 13 agosto 2022: non comporta riduzione della tredicesima (art. 34, c. 5, D.Lgs. 151/2001, come modificato dal D.Lgs. 105/2022) | Quota compresa nell’indennità INPS (circ. INPS n. 122/2022) e differenza a carico dell’azienda |
| Congedo straordinario per assistenza a familiare disabile | No, ma non si perde: il periodo non rileva ai fini della tredicesima (art. 42, c. 5-quinquies, D.Lgs. 151/2001) perché l’indennità, pari all’ultima retribuzione per le voci fisse e continuative, comprende già il rateo delle mensilità aggiuntive. L’esclusione serve a evitare un doppio pagamento (msg. INPS n. 30/2024) | INPS, mese per mese, attraverso l’indennità anticipata in busta dall’azienda |
| Cassa integrazione | Per le ore integrate il rateo non è a carico dell’azienda | Assorbito nel trattamento di integrazione salariale; a dicembre l’azienda paga i ratei dei periodi lavorati |
| Aspettativa non retribuita, assenze ingiustificate, sciopero | No: riduzione proporzionale | – |
Il rateo mensile in busta: si può, ma va fatto bene
Pagare la tredicesima a ratei mensili invece che a dicembre è possibile solo dove lo prevede il CCNL o un accordo, ed è frequente in rapporti come l’intermittente o il lavoro a domicilio. La condizione è la trasparenza: il rateo deve comparire in cedolino come voce distinta e chiaramente denominata. Un importo indistinto, assorbito in uno stipendio “tutto compreso”, rischia di non essere riconosciuto come tredicesima, con l’effetto di doverla pagare una seconda volta.
Tasse e contributi: perché la tredicesima netta è più bassa
La tredicesima è reddito di lavoro dipendente a tutti gli effetti: sconta i contributi previdenziali e l’IRPEF nel mese in cui viene pagata. La differenza con uno stipendio ordinario sta nelle detrazioni: quelle per lavoro dipendente e per familiari a carico sono già ripartite sulle dodici mensilità ordinarie, quindi sulla tredicesima non si applicano. A parità di lordo, il netto della tredicesima è più basso di quello dello stipendio di novembre, e non c’è alcun errore in busta. Le addizionali regionale e comunale, invece, si trattengono a rate sulle retribuzioni dell’anno successivo, non sulla tredicesima. La tredicesima entra infine nella retribuzione utile per il TFR, trattandosi di somma corrisposta a titolo non occasionale.
Quando si paga e cosa succede alla cessazione
Si paga in occasione della ricorrenza natalizia, di norma con la retribuzione di dicembre o in un cedolino dedicato, entro le date fissate dal CCNL. Se il rapporto si chiude prima, per dimissioni, licenziamento o scadenza del termine, i ratei maturati fino alla cessazione si pagano con le competenze di fine rapporto, insieme a ferie e permessi non goduti e al TFR.
Una tredicesima non pagata è un credito retributivo come gli altri: il lavoratore può chiederla con la diffida accertativa dell’Ispettorato del lavoro (art. 12, D.Lgs. 124/2004) o in giudizio, con interessi e rivalutazione monetaria. Il diritto si prescrive in cinque anni (art. 2948 c.c.) che, per i rapporti privi di stabilità reale, decorrono dalla cessazione del rapporto e non in costanza di lavoro (Cass. n. 26246/2022): una tredicesima non pagata anni prima può quindi essere ancora pretesa.
Domande frequenti
La tredicesima spetta a tutti i lavoratori?
Spetta a tutti i lavoratori dipendenti, del settore privato e pubblico: tempo indeterminato e determinato, apprendisti, part-time e intermittenti in misura riproporzionata, lavoratori domestici. Non spetta a chi non ha un rapporto di lavoro subordinato: collaboratori coordinati e continuativi, tirocinanti, lavoratori autonomi e occasionali.
Come si calcola la tredicesima se sono stato assunto in corso d’anno?
Si divide la retribuzione mensile per 12 e si moltiplica per i mesi maturati dalla data di assunzione a dicembre. Il primo mese conta se la frazione raggiunge la soglia del CCNL, di norma 15 giorni di calendario: con 1.800 euro mensili, chi è assunto il 10 luglio matura 6 mesi (900 euro), chi è assunto il 20 luglio ne matura 5 (750 euro).
Durante la malattia la tredicesima matura?
Sì, entro il periodo di comporto previsto dal CCNL, e lo stesso vale per l’infortunio. Poiché l’indennità INPS o INAIL si calcola su una retribuzione che include i ratei delle mensilità aggiuntive, una parte della tredicesima è già compresa nell’indennità: l’azienda corrisponde la differenza, tenendo conto delle integrazioni previste dal contratto collettivo.
In maternità e congedo parentale la tredicesima si perde?
No. Il congedo di maternità vale a tutti gli effetti, tredicesima compresa: l’80% del rateo è già nell’indennità INPS e l’azienda paga la differenza, di norma il 20%, salvo integrazione del CCNL. Dal 13 agosto 2022 anche il congedo parentale non comporta riduzione della tredicesima, per effetto del D.Lgs. 105/2022. Diverso il congedo straordinario per l’assistenza a un familiare disabile, che non fa maturare la tredicesima: il rateo, però, non va perso, perché è già compreso nell’indennità pagata mese per mese, e la mancata maturazione evita di corrisponderlo due volte (msg. INPS n. 30/2024).
L’azienda può pagarmi la tredicesima mese per mese?
Solo se lo prevede il CCNL o un accordo, e a condizione che il rateo compaia in busta paga come voce distinta e chiaramente denominata. Un importo indistinto inglobato nella retribuzione mensile non è riconoscibile come tredicesima, e l’azienda rischia di doverla corrispondere di nuovo a dicembre.
Perché la tredicesima netta è più bassa del mio stipendio?
Perché sulla tredicesima non si applicano le detrazioni IRPEF per lavoro dipendente e per familiari a carico, che il datore di lavoro ha già ripartito sulle dodici mensilità ordinarie. A parità di lordo, quindi, le trattenute fiscali sono più alte. Non è un errore: le detrazioni spettanti sono comunque riconosciute per intero nell’arco dell’anno e verificate al conguaglio.
Se il rapporto finisce prima di dicembre, cosa succede alla tredicesima?
Si pagano i ratei maturati fino alla data di cessazione, con le competenze di fine rapporto. Se non vengono corrisposti, il credito si può far valere con la diffida accertativa dell’Ispettorato o in giudizio, entro cinque anni che, per i rapporti senza stabilità reale, decorrono dalla fine del rapporto (Cass. n. 26246/2022).
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